15 luglio 2009

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ORIALI:
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Abbiamo vinto 4 scudetti consecutivi che potevano essere 5, contando quello del 2004/2005 che ci spettava di diritto"
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DA VOMITO !
IPOCRITI , incompetenti , LADRONI.
Viviamo in un regime mediatico di merda , VERGOGNA .



W l'italia .

E' di CEMENTO ARMATO ? OPPURE è uno dei MANGIAFUOCO ?


l'uno e l'altro .
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Darete conto a DIO , prima o poi .
In quella sede non basterà abbassarsi la mutanda .

14 luglio 2009

UNA ZEBRA a _ sphuaa !

SARÀ-S QUEL CHE SARÀ-S, MA QUESTA È UNA TRUFFA –

INCHIESTA SULLA QUOTAZIONE DELLA SOCIETÀ DEI MORATTI: IPOTESI DI REATO PER JP MORGAN, MORGAN STANLEY E CABOTO (GRUPPO INTESA) –

CURIOSO: I MORATTI HANNO RACCOLTO UN MILIARDO E 700 MLN € MA NON SONO INDAGATI...

LUIGI FERRARELLA PER IL "CORRIERE DELLA SERA ( ammè mi puzza , pure l'articolo )

"«Falso in prospetto » e «aggiotaggio» sono le ipotesi di reato per le quali una decina di manager di tre banche - Jp Morgan, Morgan Stanley e Caboto (gruppo Intesa) - sono indagati dalla Procura di Milano nell'inchiesta sui retroscena della quotazione nel maggio 2006 delle azioni Saras, il colosso della raffinazione della famiglia Moratti.

Gli staff difensivi delle tre banche (come persone giuridiche non sono indagate in base alla legge 231) sono pronti a confrontarsi con l'indagine del pm Luigi Orsi che contesta ai banchieri d'aver quotato a 6 euro azioni che stimavano invece valere tra i 4 e 5 euro.Come?

Ad esempio non evidenziando nel prospetto informativo l'esistenza di una notevole componente di utili di gruppo non ricorrenti nei dati storici; non pesando correttamente le scorte di magazzino; non dando un'aderente rappresentazione delle prospettive del mercato petrolifero.La scelta, tranne al «parco buoi», avrebbe giovato a tutti: ai Moratti (Angelo e Massimo allo stato non sono indagati) la raccolta di un miliardo e 700 milioni di euro in più di liquidità; a Jp Morgan la gestione patrimoniale di un miliardo di quel denaro, nonché 40 milioni di commissioni; e 10 a testa a Morgan Stanley e a Caboto.

Prendono dunque corpo penale le perplessità che, in diretta, alcuni investitori istituzionali avevano espresso già in fase di prequotazione, al punto da ridurre o persino cancellare gli ordini di acquisto.

E un peso, in attesa delle controdeduzioni difensive, hanno per ora le impressive email sequestrate nei pc delle banche.Come quella dove si raccomandava: «È vitale che davanti al prezzo ci sia un 6». O quella che ragionava di come contrastare «l'idea che la proprietà voglia solo fare cassa, prestando il fianco a critiche su altre iniziative (metti i soldi nell'Inter)»

.http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-7808.htm

12 luglio 2009

IL CALCIO ITALIANO E' UNA PAGLIACCIATA

Lo schifo del calcio Italiano è davanti agli occhi di tutti! Abete è stato PESANTEMENTE tirato in ballo anche al processo di Napoli da uno dei testimoni dell'accusa portati dal PM Beatrice! Ma lui si indigna se Moggiparla di calcio conun dirigente del Bologna!
E nessuno dei pupazzi giustizialisti alla candido si è posto una qualsiasi domanda ( ???? )

A _Sti Bastardi servi gli basta un MOGGI!

Carraro e Abete sono intoccabili .
E cosa dire della questione Security-Telecom-Pirelli-INTER ?
NADA DE NADA .

Stranamente nulla si sa più anche di un'altra vicenda processuale, cioè quella di Vieri che chiede i danni all'inter e a telecom per essere stato pedinato e dossierato dai boys di Cipriani.
CHE PAESE DI MERDA .

KITASTRAMURT E KITEMMURT.
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ONORE ALLA TRIADE.

11 luglio 2009

+ MELO MENO + colbollo viene MENO MELO

08 luglio 2009

X la serie : CI GIRANO I COGLIONI DA TRE ANNI

Dopo tutte le ladrate che hanno fatto e che stanno continuando a fare, hanno il mignon ( DEL DEFUNTO mr Giacinto _ pace all'anima sua _ che sparpaglia in difesa di qualcosa che oramai è INDIFENDIBILE .

Non si rendono conto che hanno , davvero ,rubato dal 1908 ad oggi.

Passaporti falsi, plusvalenze taroccate, bilanci
falsati, pedinamenti illegali, intercettazioni abusive ed illegali, calciopoli organizzato dal trio medusa Moratti-Tronchetti-G.Rossi, e non sono mai stati condannati a nessuna di queste ladrate.

VERGOGNA!!!!!

Non ODIO IL TIFOSO , ODIO i BURATTINAI .

Spero tanto che qualcuno abbia il coraggio di sputtanare i vigliacchi, compresa l'elite bianconera ( ? ) ,che hanno voluto la bastardata piu' falsa ed evidente della storia del calcio.

Lo sanno tutti ( soprattutto all'estero ).
KITAMMURT !

Se ci fosse stato GIUANN ...

Vigliacchi , irriconoscenti....

Italia: una nazione contraddittoria.
Non a caso la mafia è cosa nostra.

FATEVI un pò di cultura su Farsopoli

Su 100.000 telefonate intercettate non si sente mai Moggi parlare con gli arbitri, nè si sente Moggi chiedere favori ai designatori.

Nei due processi sportivi del 2006 non si è individuata nemmeno una, dicasi una, partita pilotata dall'arbitro a favore della Juve.
Non c'è nessun arbitro, e dico nessuno, che nei processi sportivi sia stato punito per aver favorito in qualche modo la Juventus.

Nelle stagioni 04-05 e 05-06 gli arbitri considerati "amici" hanno diretto la Juve in 34 match con un solo rigore a favore per uno score di
24vittorie
9pareggi
4sconfitte.

In percentuale:
62% vinte
27%pari
9%­perse.

Gli arbitri non 'diretti' hanno arbitrato la Juve in 42match con
32vittorie
9pareggi
1sconfitta.

In percentuale:
76,2%vinte
21,4%­pari
2,3%­perse.

Se Moggi VENISSE assolto ...

MA ,HAI ME ,CIO' NON SUCCEDERA' SEMPLICEMENTE PERCHE' STIAMO IN MANO AD UN MANIPOLO DI BASTARDI CHE CI GOVERNANO A 360 °.

NOI SIAMO SEMPLICEMENTE I PUPAZZI.

lA STRAGRANDE MAGGIORANZA ( CHE SI FA IL CULO LAVORANDO _ tipo in fiat _ ) non ha tempo di informarsi obiettivamente e che è infinocchiata dal potere mediatico che distoglie dai veri problemi ( farsopoli è una puttanata in ordine di importanza ) che quotidianamente viviamo.

EGGIA' tra veline e tronisti del cazzo , CI VOLEVA IL MOSTRO MOGGI .

LA REALTA' - PURTROPPO !

Cio' che segue credo sintetizzi_sti tre anni di sputtanamento , soprattutto a livello di ipocrisia e di ingiustizia che tutti ( bianchi, neri, verdi e rossi.. ) hanno subito ( e continuano ).

Che SCHIFO.
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Strano paese quello in cui vivo. I maggiori disastri economici li ha previsti un comico: Beppe Grillo. Mentre i mass media – che dovrebbero essere al servizio dei lettori – sono completamente succubi delle varie lobbies che infestano la penisola.

Questo è il paese dove presunzione d’innocenza e garantismo valgono solo quando sul banco degli imputati sono seduti gli amici degli amici. Un Paese dove apparire conta più di essere e dove la furbizia prevale sempre sull’intelligenza. Un paese governato da settantenni. Persone attaccate morbosamente al potere.

Gente che forse prova un sottile piacere nel togliere spazio ed ossigeno ai giovani, che non sembrano peraltro opporsi in alcun modo.

Troppo impegnati a diventare veline, tronisti e cantanti. Questo è il Paese dove i processi, quelli veri, sono celebrati sulla pubblica piazza mediatica: con tanto di dibattiti televisivi senza contraddittorio…”


Credetemi, lo schifo di farsopoli va oltre il calcio..E' lo schifo di un paese alla frutta. Non vedo come possa cambiare.
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Cià.

PER I VERI BIANCONERI



Click sull 'immagine e informati .
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Tutti lo sanno , tranne il popolino '' sportivo '' Italico .

07 luglio 2009

JU29RO _ Blog

ju29ro - Fonte di informazione vera
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Dimensioni parallele
Nel marasma della disinformazione sembra utile tirare le somme su alcuni fatti.Esiste, evidentemente, in una dimensione parallela di qualche genere, un Luciano Moggi che chiuse a chiave un arbitro nel suo spogliatoio.

Che esista lo sappiamo sulla parola di tanti stimati giornalisti, che si trovi in un'altra dimensione lo sappiamo perché è stato appurato che il Luciano Moggi che noi conosciamo, quello che vive nel mondo reale, non ha commesso nulla di tutto ciò.

Esiste in una dimensione parallela un Luciano Moggi che pilotava i sorteggi arbitrali; non nella realtà perché questa tesi è stata smentita ad ogni livello, da quello logico, a quello statistico, a quello giuridico, compresa la giustizia sportiva.

Esiste in una dimensione parallela un Luciano Moggi che diffama altre persone attribuendo loro atteggiamenti disonesti; non è quello che conosciamo, il quale pur querelato è stato assolto perché il fatto non sussiste.

Esiste un Luciano Moggi che esercitava il suo potere corrompendo la classe arbitrale per ottenere arbitraggi di favore ed ammonizioni mirate, ed al processo di Napoli i testimoni lo stanno portando alla luce; tutto ciò accade in una dimensione parallela, non nella realtà, e le registrazioni del processo sono a disposizione se volete verificare.

Esiste in una qualche dimensione parallela un campionato perfettamente regolare, non inficiato da errori arbitrali, in cui tutte le società possono competere alla pari, in cui per tutti valgono le stesse regole; non è certamente quello che abbiamo visto ogni domenica nella realtà, in cui (tralasciando la questione arbitraggi) il semplice uso di cosmesi finanziarie consente alle società più disinibite di mettere in campo risorse dieci volte superiori a quelle delle concorrenti.

Esiste in una dimensione parallela una giustizia sportiva affidabile, che applica serenamente i propri regolamenti per giudicare i tesserati: di certo non nel mondo reale, in cui Luciano Moggi è stato processato pur non essendo più tesserato, ed in cui lui e la Juventus sono stati condannati in base a regole scritte durante e dopo il processo stesso.

Ora, quando compreremo un giornale, sarà sempre bene chiedersi se le notizie che ci racconterà riguardino il mondo reale, o piuttosto qualche fantasiosa dimensione parallela.

06 luglio 2009

MARTELLIAMOCI GLI ZEBEDEI


Per ricordare ai piu' giovani chi eravamo e chi , ....puff... , attualmente crede di rappresentarci.

Testimonianze e info veritiere

La redazione De ju29ro ha finora seguito in maniera puntuale e certosina ...........

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Tra quelle ascoltate finora riteniamo la testimonianza Galati una delle più ricche e adatte a capire fino in fondo la realtà del caso Calciopoli.

Il lettore più attento avrà sicuramente notato che Dario Galati non nomina mai Luciano Moggi, e non certamente perché è il suo difensore d’ufficio. Non lo nomina perché focalizza la sua analisi sul conflitto di interessi, sulle contraddizioni interne alla FIGC, sulle lotte di potere, sui punti deboli del sistema federale e della Lega.

Tutta roba che non fa “sentimento popolare” e che non serve a eliminare nemici scomodi e sfortunatamente molto bravi. Come nella migliore tradizione, mentre tutti guardano il dito, Dario Galati guarda alla luna, e lucidamente ci aiuta a capire.

Informati e approfondisci QUI' !

05 luglio 2009

INFORMAZIONI VERE

GLI ONESTI NEGLI ANNI ...uff... TIPO 1964
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FARSOPOLI 1964
( FONTE : JU29RO il sito con 29 palle sotto )

Raccontiamo una vicenda che fa parte della storia del calcio ma che, nel suo piccolo, richiama per alcuni aspetti Calciopoli.Il 4 marzo del 1964 la Federcalcio diramò un comunicato in cui si affermava che 5 giocatori del Bologna erano risultati positivi nei test antidoping effettuati il 2 febbraio dopo la gara con il Torino (vinta dal Bologna per 4 a 1).

La sostanza dopante rilevata fu anfetamina.La sentenza della giustizia sportiva fu perentoria: Bologna -3 punti (2 per la vittoria ed 1 di penalizzazione).Dall'Ara, presidente del Bologna, invece di chiedere le controanalisi agli organi federali, cioè di far esaminare il secondo campione delle urine dei calciatori incriminati, andò oltre, non si fidava più dell'ambiente sportivo e si rivolse immediatamente alla giustizia ordinaria.

A seguito della denuncia, il giorno dopo il procuratore di Bologna ordinò il sequestro dei campioni incriminati.In breve, i Carabinieri si recarono a Coverciano per sequestrare i flaconi delle urine destinati alle controanalisi, ma i medici rifiutarono la consegna adducendo che durante il trasporto sarebbero potuti deperire.
Allora andarono a prendere i campioni dopati conservati al centro di medicina legale, qui scoprirono che le provette erano state conservate in un frigorifero privo di serratura e contenente oltre ai flaconi (non sigillati) anche alcuni tubetti aperti di anfetamine; le nuove analisi rilevarono che effettivamente le urine erano dopate ma contenevano una quantità di stimolante tale da stroncare un uomo di normale costituzione.

Allora i Carabinieri tornarono a Coverciano per farsi consegnare i flaconi riservati alle controanalisi e qui li trovarono regolarmente sigillati e conservati in un frigorifero con doppia serratura: i medici legali questa volta non rilevarono alcuna traccia di sostanze dopanti.La sentenza della giustizia ordinaria fu quindi di assoluzione completa per il Bologna, purtroppo non si poté verificare chi aveva alterato i campioni di urina.A questo punto la Federazione dovette riassegnare alla squadra di Dall'Ara i 3 punti ingiustamente tolti.Riottenuto il maltolto, il Bologna riagganciò in vetta al campionato la capolista Inter, che era stata (suo malgrado) favorita dell'ingiustizia perpetrata ai danni della concorrente al titolo.

L'almanacco racconta che quell'anno i felsinei vinsero il loro settimo scudetto in un memorabile spareggio a Roma.Per dovere di cronaca c'è da dire che il presidente Dall'Ara, già sofferente, morì a Milano, tre giorni prima della partita spareggio, a causa di un infarto dopo un forte diverbio avvenuto con Moratti padre, proprio riguardo questa storia.

Considerazioni.

La storia insegna!

1. -Non esiste il caso Guardiola , possiamo affermare che questo è un altro caso in cui la giustizia sportiva ha dovuto rimangiarsi il verdetto dopo la sentenza opposta alla sua di un processo ordinario.

2. A differenza di certi nostri conoscenti, Dall'Ara riuscì ad ottenere giustizia grazie alla sua intraprendenza: invece di accettare incondizionatamente e di aspettare il corso della giustizia sportiva, si rivolse immediatamente a quella ordinaria.

3. Anche in questo caso, per puro caso, la sfortuna ha voluto che la seconda squadra di Milano potesse essere la beneficiaria della tresca organizzata da (i soliti) ignoti ai danni del Bologna.

Così è (se vi pare).

Le pagelle ( x non dimenticare )



Voto : Due sotto zero .

x la serie: '' I LECCACULI '' .

SCIACQUATEVI I DENTI ( LADRONI E INCOMPETENTI )

Fonte: lastampa.it
( cmq dell'articolo ,misteriosamente ,non vi è+ traccia o striscia )
Sarà passato il nuovo presidente ?

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La vecchia triade juventina si è ritrovata in tribunale per rispondere all'accusa di falso in bilancio. L'occasione è ghiotta.

Sentire Antonio Giraudo, che mai aveva parlato, è veramente interessante. L'ex amministratore spazia, non parla di doping o calciopoli, ma della "sua" Juve e la definisce "un modello nel mondo". "Non esisteva società migliore della Juventus: per 12 anni siamo stati un modello per il calcio nel mondo. Solo il Manchester United aveva più ricavi grazie alla proprietà dello stadio. Averne uno nostro era il mio progetto".

Aggiunge:
"Presi la Juventus nel 1994 che valeva 20 milioni di euro. L’abbiamo lasciata con un valore di 250 milioni".Nella sua deposizione Giraudo contesta la consulenza dei pm, che ha preteso di indicare criteri oggettivi per la valutazione dei calciatori. Il manager, ora impegnato nel campo immobiliare a Londra , sceglie l’esempio di Kakà:

"A gennaio, il Manchester City era disposto a pagarlo 105 milioni, il Real l’ha preso ora per 68".

E poi:
"La Juve ha ceduto Mutu alla Fiorentina per 8 milioni e la Roma si è resa poi disponibile ad offrirne 10 di più".

Qui l’allusione alla nuova Juve è esplicita:
"Noi lo avevamo preso a parametro zero".. Le sue parole sono un'esaltazione delle capacità da manager dell'uomo e continua dicendo:
"La cessione di Zidane al Real (150 miliardi di lire del 2001) resta, a costi attuali, la più grande operazione mai realizzata nel calcio".

Intanto Moggi è lì accanto ed ascolta e, tra il serio ed il faceto, racconta: "Mi incontrai con Berlusconi e concordammo il mio passaggio allla corte der principe italico con suoi 30 stendardi da palcoscenico.

Da lì sono iniziate le mie disgrazie"

27 giugno 2009

X la serie : INFORMIAMOCI

Lavatrice AS Roma

fonte: ju29ro - blog ( altro che stronzate )


Per poter valutare l'entità di un affare è giusto accertare l'identità degli acquirenti". Il nodo evidenziato dal presidente della Lazio, Lotito, è alla fine giunto al pettine. Proprio sull'identità dei componenti la cordata dello svizzero Vinicio Fioranelli si è infatti bloccata la vicenda della vendita della AS Roma.

Eppure una settimana fa, ossia sabato 20 giugno, l'affare sembrava fatto, almeno a leggere i giornali. La sera prima sia Unicredit (la banca creditrice del gruppo Italpetroli) che Mediobanca (advisor delle Sensi) si erano premurate di informare le redazioni della solidità della cordata Fioranelli.Da lunedì in poi, invece, uno psicodramma che si è prolungato fino al game over decretato giovedì sera da Geronzi e Italpetroli. Definitivo? Mah.Per il momento una cosa è chiara: alla domanda posta da Mediobanca sulla provenienza dei capitali che avrebbero dovuto rilevare la quota della Roma in mano alla famiglia Sensi Fioranelli non ha voluto, né potuto, rispondere.

Perché quei capitali, o almeno parte di essi, non sono "tracciabili", sono di provenienza off shore. Sono parcheggiati in qualche paradiso fiscale, insomma. E ovviamente i loro titolari non hanno alcuna voglia di venire allo scoperto.Non è la prima volta probabilmente che un club calcistico viene trattato alla stregua di una lavatrice.

Un luogo dove far confluire soldi dall’estero, da ripulire senza il fastidioso ingombro delle tasse, alla faccia di Tremonti e dello scudo fiscale. Non ci scandalizziamo più di tanto, perché di fondi neri ne sono circolati tanti tra le pieghe dei bilanci. Anche se stavolta il caso è un po' diverso, sia perché si tratta di una società quotata sia per l'entità dell'investimento (300 milioni per l'opa totalitaria).

Certe volte la quantità fa la qualità.Piuttosto, bisogna prendere atto di una conferma: ancora una volta il calcio si rivela uno strumento a disposizione di qualche finanziere per i propri affari ai confini del lecito, se non oltre. Lo spettacolo più amato dagli italiani, come al solito, è un mezzo mai un fine.

18 giugno 2009

Pistocchi e gli altri pezzi di merda

Fonte Ju29ro ( il vero blog bianconero )
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Orrori di stampa

Al caso Paparesta abbiamo già dedicato sul sito lo spazio che meritava; volevamo qui far notare che nella sentenza Sandulli ben due pagine (72-73) sono dedicate proprio a questo caso.

In particolare segnaliamo che secondo la commissione Sandulli la ricostruzione dell'episodio fatta dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Roma (pagine 25-26 dell'informativa del 19 aprile 2005) è precisa e incontestabile.

Quanto è precisa ogni lettore lo può capire leggendo i nostri articoli, gli interventi degli avvocati difensori, le lagnanze del pm Narducci sulla loro aggressività. Quanto alla incontestabilità vale la pena rifletterci un po' a fondo.

Riflettere sul fatto che gli assunti della sentenza dell'estate 2006 (uno era, appunto, il caso Paparesta) non solo sono contestati, ma non reggono alla prova del contraddittorio tra accusa e difesa; è stato così per Nucini, lo è stato per Gazzoni Frascara, lo è per l'interrogatorio di Paparesta junior e la sua presunta chiusura a chiave nello spogliotaio a suo tempo spiata dalla Gazzetta dal buco della serratura.In attesa che la pubblica accusa porti prove più attendibili sulla delinquenza di Moggi, in un paese normale i giornali dovrebbero chiedersi, prendendo spunto dalla farsa del caso Paparesta, se il processo sportivo dell'estate 2006 non si è basato su carte "truccate", non nel senso di prove artatamente false ma su ipotesi di accusa che in un normale dibattimento (quello che nel 2006 non c'è stato) stentano a reggere, anzi in qualche caso si ritorcono contro gli accusatori.

I giornali non se lo chiedono, venendo così meno al loro dovere: nel 2006 invece di informare hanno dato in pasto ai lettori il mostro Moggi; oggi, ed è un orrore ancora maggiore, dei dubbi suscitati dal processo non ne parlano proprio.

Vedremo i prossimi sviluppi e intanto ricordiamoci dell'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva (sulla revocazione di sentenze "irrevocabili") e della raccomandazione che il professor Caianiello aveva a suo tempo fatto alla Figc di essere prudente nei processi perché le sentenze potevano essere sconfessate in sede di giustizia ordinaria.

KITAMMU'RT

Paparesta e li mortazzi loro.
Continua la farsa... per quanto ho sottolineato qualcun altro dovrebbe essere rinchiuso (e non negli spogliatoi), non certo Moggi. Un processo messo su e basato solo su sensazioni e/o senza prove non può avere che un solo esito... chissà, forse i PM pensavano che il giudice fosse Guido Rossi. Intanto neanche ieri Baldini si è presentato, e chissà se troverà mai il coraggio di farlo. Intanto assistiamo a questa sfilata di teste:

Aliberti: fallito con la Salernitana;

Gazzoni Frascara: fallito con il Bologna;

Nucini: fallito nella rincorsa ad un posto di rilievo nell'AIA e arbitro che quando era in attività ottenne l'investitura di investigatore privato per conto di un suo intimo amico e per giunta dirigente di una società di calcio (la seconda di Milano);

Dal Cin: squalificato per 5 anni e condannato per frode sportiva.
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Una bella schiera di testimoni attendibilissimi, non c'è che dire.

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Ora mi aspetto la visita dello SFINTERISTA di turno che ci dirà che rubavamo e che chiudevamo gli arbitri nello spogliatoio... BUFFONI!

Qua il link per chi avesse voglia (e credetemi, ne vale la pena)di sentire la seduta di ieri http://www.radioradicale.it/scheda/281481/processo-a-luciano-moggi-23-per-l-inchiesta-di-calciopoli

17 giugno 2009

I BASTARDI E I CASTELLI DI SABBIA

Paparesta smentisce i condizionamenti di Moggi e scagiona Bertini

Paparesta smentisce i condizionamenti di Moggi e scagiona Bertini
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Mario Incandenza mercoledì 17 giugno 2009 23:39

Fonte : Ju29ro ( il vero sito bianconero )
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L'altro ieri, in un'aula di tribunale di Napoli, grazie alla deposizione dell’ex arbitro, vittima di Farsopoli, Gianluca Paparesta, per l’ennesima volta sono state fatte a pezzettini le balle del 2006, quando i maggiori media mistificarono alcune conversazioni telefoniche riguardanti la famosa Reggina – Juve 2004-05 per far credere che Moggi condizionasse gli arbitri avvalendosi di fantomatici metodi di intimidazione.

Fu davvero un caso di sfacciato capovolgimento della realtà, basti ricordare che stiamo parlando di una partita persa dalla Juve grazie a clamorose sviste arbitrali (un rigore negato e due gol annullati ai bianconeri) e che chi sbagliò quelle valutazioni, danneggiando il cammino in campionato della Juve, oltre, ovviamente, a non subire alcuna ritorsione “fisica” come i pinocchi delle gazzette dell’estate 2006 hanno avuto la spudoratezza di raccontare senza mai fare realmente ammenda una volta smascherati, non subì alcuna conseguenza per la propria carriera, dato che in quella stagione è poi stato uno degli arbitri più e meglio impiegati dell’intera CAN, dirigendo 40 partite, tra serie A, B e coppe europee.

Semmai, come ha raccontato ieri ai giudici, la sua carriera è stata stroncata dalla calunniosa campagna giornalistica di Farsopoli, altro che Moggi; infatti, una volta archiviata la sua posizione a Napoli, è stato dismesso proprio sull’onda del clamore del fasullo scandalo.D’altronde, se uno ascolta l’udienza di ieri per quel che è realmente stata (sempre sia lodata Radio Radicale) e poi si mette a leggere i resoconti delle maggiori testate, non può che avvertire la presenza di qualcosa di patologico nell’ostinazione con cui i fatti che ne scaturiscono vengono deformati. Viene da chiedersi, tanto per dirne una, se è solo per motivi di tempo che mai nessuno riporta quel che produce il controesame dei difensori, limitandosi tutti al riassunto della tesi dei pm.Che resoconto è mai questo?

Lo sanno, questi esperti di giudiziaria, che, a differenza della Figc nel 2006, il CSM, almeno per ora, non è commissariato da un tifoso dell’Inter?La deposizione di Paparesta, guidata nella sua prima parte dalle domande del pm Narducci, inizia con la rievocazione delle sue traversie seguite a Farsopoli: dopo lo scoppio dello scandalo, non è più stato riammesso ad arbitrare. Inizialmente, essendo indagato, le ragioni di opportunità ci stava pure, ma dopo l’archiviazione dell’inizio 2008, è stato dismesso comunque.

LA BUFALA DEL SEQUESTRO
Reggina-Juve del 6 novembre 2004: anche qui, Gianluca conferma quanto già raccontato dal padre. Rievoca le proteste nel post-partita di Moggi e Giraudo, veementi ma prive di insulti, e nega di esser mai stato chiuso nello spogliatoio, d’altronde c’erano altre persone con lui. Nel controesame di Trofino (avvocato di Moggi), ammette che la vistosità della reazione dei dirigenti juventini era proporzionata alla vistosità dei suoi errori, nel senso che nel mondo del calcio è una cosa che, per quanto eticamente sanzionabile, capita eccome, e spesso per motivi meno evidenti.Sul mancato referto relativo alle proteste juventine, nonostante i tentativi del pm di fargli attribuire la sua decisione alle intimidazioni Juve, nel controesame dell’avvocato Trofino, ammette che se, al posto della Juve, ci fosse stata l’Inter o il Milan, le sue valutazioni sarebbero state le stesse. Sulla sospensione che ebbe dalla CAN per quegli errori, inoltre, ritiene che si sia trattato di normale prassi e non di pressioni bianconere.

D’altronde, come fa rilevare l’avvocato di Bergamo, nel 2004-05 Paparesta arbitrò un numero ragguardevole di partite, 40 tra campionati, coppe, tornei, un numero che fa di lui un arbitro di punta, uno che viene valorizzato, non certo penalizzato. Inoltre, dopo quel Reggina – Juve, lo stop che subì fu assolutamente minimo: il 14 novembre, e cioè la settimana dopo, già arbitrava Torino-Venezia. Il 25 novembre, addirittura, una partita internazionale come Benfica – Dinamo Zagabria. Il 28 novembre Messina-Fiorentina di serie A.

IL CELLULARE DI PAPA’

Il teste ha poi ripercorso la storia dei rapporti del padre con Moggi e Fabiani, ribadendo punto per punto quanto già raccontato in prima persona da Romeo, per cui vi rimandiamo al corrispondente resoconto.Sulla telefonata post Reggina – Juve a Moggi, Paparesta conferma l’uso del cellulare del padre, che l’aveva invitato a farsi sentire con Moggi per reagire agli attacchi dei media e alle accuse di malafede da parte dei dirigenti juventini. Dal controesame degli avvocati di Fabiani e Bergamo, finalmente capiamo che Gianluca Paparesta manco sapeva che quel cellulare provenisse da Moggi, né che contenesse una sim svizzera. La provenienza del cellulare Gianluca la scoprì solo dopo lo scoppio di Farsopoli. Oltre alla telefonata in cui Moggi gli riattacca il telefono, Gianluca, su invito del padre che gli prestò l'apparecchio, usò quell’utenza anche il giorno dopo, a Bagno di Romagna, previo contatto pomeridiano con Fabiani.

Il ruolo di Fabiani in quel caso, come evidenziato nel controesame dell’avvocato dell’ex ds messinese, fu solo quello di interessarsi affinché si spegnessero le polemiche scoppiate in quei giorni. La sera, poi, Gianluca ebbe con Moggi un colloquio più pacato, anche se ciascuno restò fermo alle rispettive posizioni.Altri contatti ipotizzati dall’accusa sono stati smentiti: il 17 gennaio 2005, da Quarto d’Altino, dove l’arbitro si trovava in compagnia del padre, partì una telefonata a Fabiani, ma si trattava di un appuntamento telefonico di papà Romeo, e Gianluca ricorda che il padre aveva il telefono scarico e provò ripetutamente a chiamare dall’albergo. Per quanto concerne la telefonata tra Moggi e Bergamo del febbraio 2005, quella famosa in cui parlano della griglia del sorteggio arbitrale per l’imminente giornata di campionato, con Moggi che afferma di sapere che Gianluca tornerà il venerdì da una trasferta in Turchia per un torneo giovanile, il teste nega di aver sentito Moggi, ipotizza che l’informazione gli fosse stata data dal padre (che gliel’ha poi confermato), e per altro fa notare che tale informazione era sbagliata, perché in realtà tornò in Italia solo il sabato (come sosteneva il suo commissario Bergamo).Per il resto, oltre ai contatti post-Reggio, non ne ebbe mai altri con Moggi e Fabiani, né su quella svizzera né tramite altre utenze.

paparesta conosceva Fabiani di vista, come un dirigente qualsiasi, che incrociava solo quando arbitrava le partite della sua squadra. E Fabiani mai tentò di contattare Paparesta, nemmeno per il tramite di suo padre.

I RAPPORTI CON BERTINI

C’era poi un’altra ipotesi accusatoria sulla quale si fonda l’attribuzione di una Sim svizzera a un altro arbitro, Paolo Bertini. Ebbene, mai Paparesta ebbe contatti con Bertini su Sim svizzere.Attenzione: Paparesta ha raccontato che Bertini era, tra gli arbitri, quello a lui più vicino, amico e confidente. I due si sentivano spesso, si facevano coraggio nei momenti difficili delle rispettive carriere. Ebbene, su esplicita domanda del difensore dell’arbitro toscano, Paparesta ha detto che Bertini non gli ha mai parlato di telefonini svizzeri, né ricorda di averlo mai chiamato su utenze straniere. Questo dato non è certo da poco, perché va a smontare un assunto adottato dalla giustizia sportiva in occasione della cosiddetta "Calciopoli" 2, allorché Bertini venne sanzionato (in primo grado; in seguito fu assolto per il "ne bis in idem") proprio per queste accuse della giustizia ordinaria.

JUVE – LAZIO DI COPPA ITALIA

Prima di Reggina – Juve, si era ipotizzato che la longa manus della fantomatica cupola moggiana avesse iniziato a prendere di mira l’arbitro barese dopo la finale di coppa Italia 2004, nel maggio di quell’anno. Si era detto che Paparesta era stato sottoposto a sospensione della CAN in seguito al malcontento della Juve, che aveva perso la coppa.In realtà, dal controesame di Trofino, scopriamo che Paparesta aveva subito una sospensione a causa della violazione del precetto disciplinare che impedisce agli arbitri di rilasciare dichiarazioni ai giornalisti dopo il match. Paparesta era stato intervistato dalla Rai, e quindi i designatori l’avevano sanzionato. Inoltre, l’avvocato di Bergamo ha ricordato all’arbitro la dichiarazione, in quel post-partita, del laziale Giannichedda: “Devo ringraziare l’arbitro, è stato buono a non darmi il secondo giallo”. Quindi, ci furono anche degli errori pro-Lazio che spiegano la diffidenza di Moggi nei suoi confronti.Al di là di tutto, resta il fatto che, come ricorda l’avvocato, la sanzione non fu particolarmente pesante: Bergamo autorizzò Paparesta ad andare ad arbitrare un torneo a Ostuni pochi giorni dopo il match incriminato, e che comunque in giugno arbitrò una partita di B e il 27 luglio venne pure mandato a dirigere un match di intertoto.

I RAPPORTI CON I DESIGNATORIA

Paparesta sono state fatte alcune domande sui rapporti fra gli arbitri e i designatori nel periodo incriminato. L’arbitro barese si descrive come una persona introversa, che non rientrava nel novero degli arbitri con un rapporto di particolare confidenzialità con i designatori. Richiesto di fare dei nomi, descrive Trefoloni come il più vicino a Bergamo e Pairetto, e in secondo luogo De Santis e altri.Curioso poi che il pm abbia chiesto a Paparesta di rievocare come i designatori valutarono, insieme agli arbitri, due partite molto contestate di quell’anno, e cioè, Lazio-Brescia e Lazio-Fiorentina, dirette rispettivamente da Tombolini e Rosetti. Gianluca si ricorda che a Coverciano ci si soffermò molto su un mancato rigore alla Lazio nella prima, e su un mancato rigore alla Fiorentina nella seconda. Curioso, si diceva, più che altro per il fatto che la stessa domanda non gli è stata posta per Reggina-Juve. Evidentemente, i designatori non sottoposero Paparesta a grandi pressioni, per quegli errori ai danni della Juve.Richiesto dall’avvocato di Pairetto, Paparesta poi nega di aver mai ricevuto da Pairetto richieste di privilegiare qualche squadra in particolare.E infine, quando l’avvocato di Bergamo gli chiede un parere sul sistema arbitrale ora in vigore per paragonarlo a quello sotto processo, l'ex fischietto barese non rileva particolari differenze.A proposito, a questo resoconto manca un dettaglio fondamentale: Gianluca Paparesta è stato chiamato a deporre in quanto testimone dell'accusa, risultando, come si è visto, molto più utile alla difesa.E ciò fa tanta più impressione, se consideriamo che sempre l'altro ieri il grande accusatore di Moggi, Franco Baldini, non si è nemmeno presentato.

11 giugno 2009

TESTA DI CAZZO

Un pugno nello stomaco.

Fonte : ju29ro ( il vero sito Bianconero )

Cosi si può definire l’intervista rilasciata da Jean Claude Blanc domenica scorsa al giornale più unto e della storia dell’editoria e non solo per le macchie di grasso lasciate da brioches e cappuccini: La Gazzetta dello Sport.

Un pugno nello stomaco per i concetti espressi, per lo zerbinismo del menestrello chiamato a raccoglierla, per il momento in cui è stata propinata, qualche mese dopo due interviste rilasciate nel 2008 che appaiono stucchevolmente simili per contenuti, temi e soprattutto toni trionfalistici. Ne avevamo già parlato qui.

Di solito, quando si convoca il principale giornale sportivo e si rilascia una intervista così istituzionalmente preparata e concordata c’è sempre un motivo ben preciso.

Nel caso di Blanc il motivo è duplice. Da un lato impressionare i tifosi, soprattutto quelli più influenzabili e sensibili alle chiacchiere. Dall’altro rimarcare i confini, interni ed esterni del potere. Nei confronti della proprietà, degli altri consiglieri, e dei suoi dipendenti.

La proprietà, perchè raccomandandogli l’incontro con Marotta (A.D. della Sampdoria) gli aveva chiaramente comunicato che i tempi sono maturi per sfilargli uno dei due incarichi che il “divoratore di baguettes” di Chambery gelosamente ricopre (e lautamente remunerato, per questo). Gli altri consiglieri, perché tra loro c’è qualcuno che si è messo in testa l’idea meravigliosa di fare il Direttore Generale. Ed infine i dipendenti, perché magari qualcuno potrebbe aver detto, di nascosto, alla macchinetta del caffè, che con Giraudo era un'altra musica. Giusto dunque ribadire che lui è sul pezzo sempre, come il suo predecessore.

Se noi fossimo marziani e fossimo atterrati sulla terra oggi, in cerca di informazioni calcistiche, avremmo certamente dedotto, leggendo l’intervista, che questa appena trascorsa è stata una stagione trionfale per la Juventus, che si incastona in un triennio trionfale. Insomma un successone.

Ma noi non siamo marziani. Per cui il pugno nello stomaco l’abbiamo preso, e bello forte.

Ecco quindi che siamo costretti a leggere che Blanc definisce quella appena conclusa una stagione positiva. Non abbiamo vinto nulla, abbiamo esonerato un allenatore, abbiamo avuto 70 infortuni, molte squadre hanno vinto a Torino dopo 50 anni, e ha pure il coraggio di dire che contano i risultati! Quali risultati non è dato capire, atteso che alla Juventus un'annata senza vincere nulla è fallimentare per definizione. Tra l’altro se in Campionato siamo arrivati secondi lo dobbiamo soprattutto alle scelleratezze di Roma e Milan, più che ai meriti nostri.

Poi Blanc parla a ruota libera. Di conti in pareggio, di progetto stadio, di giovani, di futuro del calcio, di Raiola e dei procuratori, di vittorie da ottenere senza perdite economiche. Dimentica Blanc che i conti in pareggio la Juventus li ha dal 1994. Che il progetto stadio lo aveva già sviluppato Giraudo, peraltro su una base economica pari a circa il doppio di quanto stipulato dal nuovo AD con la Sportfive. I giovani, di cui Blanc oggi si riempie la bocca, sono frutto del lavoro dei suoi predecessori. E in questi tre anni ne abbiamo anche bruciati moltissimi. Quello che per Blanc oggi è il futuro, per la Juventus pre-2006 era il presente. Oggi abbiamo costi uguali alla Juve di Capello con una rosa qualitativamente più scarsa, frutto di errori e sprechi (Tiago, Andrade, Almiron, Boumsong, Poulsen, Criscito, Knezevic… ). Blanc si vanta di poter dire NO a Raiola. Moggi invece lo rivoltava come un calzino. Con Blanc Raiola è un procuratore. Con Moggi era un ex-pizzaiolo con imbarazzi grammaticali. Vincere in modo equilibrato? Era quello che già veniva fatto prima del 2006. E Blanc se lo dovrebbe ricordare, visto che era nel CDA da alcuni anni come consigliere, prima di diventare Amministratore delegato.

Poi ad un certo punto Blanc si giustifica, non parla della B per fortuna (deve essere giunto al bersaglio il nostro appello a non nominarla più), ma parla di inconfrontabilità degli ultimi tre anni rispetto a tutti gli altri della storia della Juventus. Su questo aspetto siamo d’accordo finalmente con lui. Ci mancherebbe altro. Quattro allenatori in tre anni dopo che Lippi e Capello stessi rifiutarono di condividere il “progetto” non mi sembrano un biglietto da visita rassicurante; d’altronde non possiamo sapere se e quanto Ferrara durerà.

Noi tutti speriamo che possa aprire un ciclo positivo, ma non condividiamo l’ottimismo di Blanc che appare soprattutto di facciata. Altrimenti non si spiegherebbe il fatto che abbia cercato di ingaggiare fino all’ultimo momento Mister Spalletti. E siamo certi che Ferrara ha ben chiaro che alla fine è stato un ripiego. Ciro costa poco, ed è l’unico che ha accettato di assumersi la responsabilità, anche perché era già a Torino. E poi è simpatico, ride spesso, e soprattutto si accontenta. Stile Juvinese. Non male come curriculum. Speriamo stia simpatico anche a Del Piero. Soprattutto quando lo lascerà ogni tanto in panca.

A tale proposito appaiono patetiche le rassicurazioni date da Blanc sul fatto che la società ha sempre sostenuto Ranieri. Soprattutto sarebbe interessante se Ranieri stesso, un giorno, commentasse la sua avventura alla Juventus senza la museruola della “simpatia a tutti i costi”. Così come degna di menzione appare l’arrampicata sugli specchi causata dalla domanda sui 70 infortuni. Blanc ha il coraggio di dichiarare:"….. cerco di migliorare la coordinazione tra il nuovo medico e il nuovo preparatore. Devono lavorare insieme e condividere i dettagli. Non c'è altra scelta se vogliamo prevenire certi infortuni….." Implicitamente conferma che fino ad oggi lo staff medico e i preparatori erano cani e gatti. E ci conferma che ci ha messo 24 mesi, 2 anni, per rendersene conto. Ottima reattività, complimenti.

Ultime battute. Dal patetico si passa al grottesco. Blanc da intervistatore diventa intervistato. “Quante squadre con i bilanci a posto hanno vinto gli ultimi campionati?". Il suo interlocutore rimane muto. Ci pensiamo noi a rinfrescargli la memoria. Negli ultimi 15 anni solo UNA squadra ha vinto con i bilanci a posto. Ha vinto sette scudetti e molte altre cosette. Si CHIAMAVA Juventus.

L’apoteosi dell’intervista si verifica sul finale, quando si parla di Marotta. Blanc risponde piccato, tradendo il nervosismo: “Perchè l'argomento sottintende che saremmo degli incapaci, e non è così. In realtà non mi dà fastidio: Marotta è un'ottima persona, uno dei migliori dirigenti italiani e sta facendo bene alla Samp. Ma abbiamo un organigramma che in 3 anni molto difficili ha ottenuto grandi risultati. Ciò non toglie che cercare di migliorarlo è un dovere di chi lo guida, ed è quello che sto facendo: per esempio, abbiamo assunto un ingegnere, Riccardo Abrate, per affidargli il settore immobiliare della Juve."

Traduzione per i non addetti ai lavori: “E’ vero che ho due cariche e che guadagno un sacco di soldi, ma per il momento non ho nessuna intenzione di mollarne una. Per cui Marotta vada a fare in culo, sono tre anni che faccio finta di farmi il mazzo, grazie soprattutto al lavoro di quei delinquenti di prima e adesso questo viene a rompere? Al massimo prendiamo un capocantiere per lo stadio perché io devo andare in ferie e non posso seguire tutto.”

Alla prossima intervista Dott. Blanc. Gazzetta o Corriere? Scommettiamo?

29 maggio 2009

CIAO FELI '

Parlaci TU con Umberto e Gianni , MI FIDO DI TE.
UN ABBRACCIO.







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BASTARDI .

05 maggio 2009

IL 5 MAGGIO

11 marzo 2009

APPLAUSI

Dal blog del Trillo

La rete non aveva ancora smesso di scrollare per il 2-2 di Drogba che da parte degli organi di partito era già scattata, a reti unificate, l'opera di glorificazione della Juventus New Style & Smiles.Originale come una battuta di Enrico Bertolino, il titolo scelto da tutti i fiancheggiatori mediatici degli avanzi di Famiglia era: "Juve fuori a testa alta".

Applausi.

E allora applaudo anch'io, visto che quando me ne andavo a letto singhiozzando per la sconfitta subìta ad Atene dalla Juve dei sei campioni del mondo più Bettega, Boniek e Platini, tanti dei ciarlatani presenti ieri sera in tribuna d'onore a Torino manco sapevano che si era giocato e per che cosa, chi scaccolandosi con un ditino, chi con due, e chi passandosi la mano ricoperta di caccole sul ciuffo in cerca di un lavoro serio, con ancora impresse nel culo le impronte delle pedate ricevute nell'ufficio del (e dal) Gran Capo Supremo.

E allora applausi.

Applausi allo staff tecnico, grazie al quale abbiamo già raggiunto e superato - e siamo ancora all'inizio di marzo - quota quaranta infortuni muscolari in una sola stagione.

Applausi allo staff dirigenziale, grazie al quale la Juventus è arrivata alla partita più importante dell'anno presentando - o meglio: costretta a presentare - una formazione terribilmente premonitrice di come potrebbe essere il nostro futuro prossimo una volta rottamati i pochi (e giustamente logori) campioni rimasti.

Applausi a chi ha pensato di concludere il resoconto della serata sul sito ufficiale della società scrivendo che "La stagione non è finita e ci sono altre due manifestazioni da onorare".

Da onorare di solito ci sono i morti, e Dio solo sa se e quanto (e quali, soprattutto) ce ne sarebbero stati nel recente passato: ma se non è successo fino a ieri, non siamo certo così ingenui da sperarci adesso. Le manifestazioni invece non si onorano: le manifestazioni si vincono.

O perlomeno si prova a farlo, fino all'ultimo respiro.Perché, parafrasando il Marchese del Grillo, noi siamo la Juventus. Mentre voi, ciarlatani presenti ieri sera in tribuna d'onore, non siete un cazzo.