10 settembre 2006

I GIORNI DELL'ABBANDONO

È finita, ora è finita davvero.

È finita come mezza Italia si augurava.
È finita con la Juve in Serie B, senza due scudetti e fuori dall’Europa fino a data da destinarsi. È finita con l’Inter Campione d’Italia e il nuovo fulcro del potere calcistico ben assestato sull’asse Inter-Roma.

La politica ha avuto il suo ruolo. L’ha avuto nel nominare un DS a guida della federcalcio: un ex-cda dell’Inter a Commissario Straordinario della FIGC. Un signore che ha gestito lo straordinario come fosse ordinario e l’ordinario come fosse straordinario, ivi comprese le nomine di due nuovi C.T. (Nazionale A e Under 21).

L’ha avuto con le continue e striscianti intrusioni della Ministra Giovannona Coscialunga Melandri (quella della quale l’Avvocato Giovanni Agnelli si trovò a dire: “Giovanna Melandri? Mi sembra una segretaria. Ma non la mia, quella di un altro") che prontamente telefona a Jaki Elkann per ringraziarlo della compiuta missione.

L’ha avuto col sottosegretario alla giustizia Lolli che pressoché quotidianamente suggeriva: ai giudici del TAR, quale sarebbe dovuto essere il verdetto in caso di giudizio, e ai “direttori” della Juventus che la giustizia sportiva è più figa, più giusta, più colorata e più meravigliosa di tutte e che se non ricorri al TAR vinci anche un tatuaggio con lo stemma della Ggiuve, tipo quelli delle patatine San Carlo, da metterti al polso.

È finita con Antonio Matarrese che scendendo dalla Macchina del Tempo inventata dal "Doc" di Ritorno al Futuro si issa a presidente della Lega Calcio e con Rossella Sensi vicepresidente della stessa Lega a confermare che il conflitto di interessi ora non esiste più.
È finita col Dott. Cobollito Gigli (quello noto per aver lasciato la Fabbri con un buco da quattrocento milioni di vecchie lire) che fa marcia indietro e quasi chiede scusa per aver starnutito con troppo fragore.


E’ finita con una Juve che vende tutti e non compra nessuno; che vuole investire sui giovani e prende un 27enne francese di scarsa fama, un portiere 28enne da serie C, per giunta in prestito e il talentino bulgaro Valery Bojinov con una formula contrattuale degna del Manuale Cencelli. È finita con Massimo Moratti che vince lo scudetto Honoris Causa e con i tifosi nerazzurri che scoprono che ogni tre passaporti taroccati c’è un tricolore in omaggio. È finita con la Gazzenda dello Sport che continua a chiamare Moggiopoli, invece che Calciopoli, un presunto scandalo che ha visto coinvolti presidente e vice-presidente federale, presidente di Lega, due designatori arbitrali e svariate ex-giacchette nere (attualmente giacchette Conto Arancio), due Ministri della Repubblica e qualche giornalista assortito.

È finita con Carraro multato, Galliani rimbrottato, Della Valle sdegnato, Moratti a lucidarsi il suo scudetto di cartapesta, Mancini che vince la seconda Supercoppa Italiana consecutiva grazie a favori arbitrali.

È finita con Totti che “nun c’a voja de Nazionale fino al 2007”, e ci ritorna solo se si gioca di martedì, non piove e gli danno il the al limone della sua marca preferita e una baby sitter per il figlioletto Christian pagata dalla Federazione Italiana Giocattolo Calcio. È finita con gli ultrà della Juventus che organizzano torpedoni vista mare per Rimini, invece che protestare bloccando la Milano – Torino e saccheggiando gli autogrill di birra e Camogli (Gigli), o impedire che il CDA galeotto si svolga (come avrebbero fatto in qualsiasi altra città italiana). È finita con la più grande occasione mancata del calcio italiano (e mi fermo al calcio). L’occasione di fare piazza pulita veramente, se e dove ce ne fosse stato bisogno, e ripartire in maniera credibile. L’occasione di dare ai tifosi un calcio in cui credere, sentenze anche dure, ma equanimi.

Una Lega forte guidata da un manager vero, autorevole, perché no anche autoritario, ma capace, credibile, visionario. Un Federcalcio che faccia da timone per le leghe, da istituzione per i giovani, da faro per i praticanti.
È finita con Luca Cordero di Montezuma a trattare sottobanco con Guido Rossi e a battere il record mondiale di danni arrecati: due volte la Vecchia Signora è rimasta fuori dall'Europa, due volte ci ha messo il suo zampino.


È finita con John Elkann che annuncia la nascita di un nuovo juventino e con tutta l’Italia bianconera che fa gli scongiuri e si augura che il neo-nato stia per tutta la vita il più lontano possibile da C.so Galieo Ferraris. È finita con “Tom Ponzi Moratti” che si vanta di aver fatto pedinare per un anno intero l’arbitro De Santis, e con noi a chiederci se lo faceva per gelosia o per fiducia mal riposta. È finita che siamo di nuovo in Italia, che ancora una volta paga uno per tutti. Hanno pagato Lazio e Milan negli anni ’80, Napoli e Fiorentina quando tutti giocavano a Monopoli con i bilanci, il Genoa di Preziosi per aver fatto quello che fanno tutti da sempre: aggiustare le ultime partite di campionato e ora paga la Juve per non aver commesso il fatto. Perché come dice Sandulli presidente della Corte Federale che ha spedito la Juventus in Serie B: “non c'era nessun illecito sportivo”, ma solo “un sistema, anche se fatto solo di contatti atipici e anche goliardici, quasi da caserma, che sarebbe stato opportuno non ci fossero”.

È finita col campionato 2005/06 definito dagli organi federali regolare, regolarmente assegnato a un Inter tritatutto che in due anni ha vinto 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe di Lega e uno scudetto senza praticamente mai festeggiare. Finisce com’era iniziata insomma: col Barbatrucco.


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1 commento:

Barza Inter ha detto...

Concordo pienamente!!