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15 gennaio 2009

INTERVISTA ESCLUSIVA



Intervista esclusiva a Cristian Rocca su ju29ro .

19 dicembre 2007

Comprare? No, meglio vendere

L'editoriale di Cristian Rocca
Tuttosport / 19/12/2007

Comprare? No, meglio vendere

La Juventus dibatte se sia meglio investire nello stadio o nella squadra. No, grazie. La Juventus fa entrambe le cose, sennò è l’Udinese. Se la proprietà non può comprare campioni veri, allora è meglio che venda. E che venda a qualcuno che, come Gianni e Umberto Agnelli, non si accontenta di vivacchiare e di considerare un grande risultato il piazzamento attuale. Il terzo posto può sempre capitare, ovvio. Ma essere una squadra da terzo posto non è da Juve, semmai di chi poi si bea di poter indossare scudetti altrui.

Caro direttore, visto che ci sono, permettimi anche una chiosa al tuo editoriale di lunedì intitolato “La verità è in campo”. Tu scrivi che a fronte del pesante coinvolgimento nello scandalo del calcio, il Milan non avrebbe dovuto partecipare alla Champions che poi ha vinto e, di conseguenza, nemmeno al torneo mondiale di Tokyo. Come sai, non sono d’accordo. Anche le sentenze di condanna dicono che non c’è stata nessuna partita taroccata, nessun sorteggio truccato, nessun arbitro corrotto, con l’improbabile eccezione di un Lecce-Parma arbitrato da De Santis. Malgrado la tua convinzione sull’ingiusta partecipazione del Milan alle competizioni internazionali, riconosci che i rossoneri hanno esibito “qualità, capacità, intelligenza, continuità, coraggio” tali poi da meritarsi sul campo la vittoria. Non posso che essere d’accordo, è una squadra formidabile. Ma la tua riflessione mi porta a farti una domanda: credi che l’altra squadra coinvolta nello scandalo del calcio, senza peraltro avere a suo carico nemmeno una telefonata compromettente con i guardalinee, abbia mostrato la medesima “qualità, capacità, intelligenza, continuità, coraggio” nel difendersi dalla montagna di accuse non provate, anzi poi smentite dalle sentenze? La risposta è nella vittoria rossonera della Coppa dei Campioni e in quella juventina del campionato di B, ma non sottovaluterei nemmeno l’impresa che i Cobolli boys hanno agevolato agli indossatori di scudetti altrui, consentendogli di vincere tre scudetti in due soli anni grazie alla svendita del più devastante calciatore del mondo, Zlatan Ibrahimovic, a un prezzo quasi pari a quello di Almiron e Tiago. La vittoria internazionale del Milan serve a non far dimenticare che cosa è successo in questi due anni. La società che, insieme alla Juventus, avrebbe condizionato i campionati ma che, a differenza della Juventus, è stata graziata dalla Federcalcio e dalla Uefa per il semplice fatto di essersi difesa, evidentemente non era così aiutata dagli arbitri se qualche mese dopo la condanna a ferimento ha fornito alla nazionale, ancora una volta con la Juventus, l’ossatura della squadra che ha vinto i mondiali. Non manipolava le bandierine se, poi, ha vinto tre coppe internazionali in sei mesi e un Pallone d’Oro.La Juventus di Claudio Ranieri, nel suo irriguardoso piccolo, sta facendo altrettanto bene, malgrado sia inferiore alle prime e inguardabile senza i giocatori della precedente gestione, a cominciare da Zinedine Zanetti. Per carità di patria, evito di affrontare il tema della cessione di Antonio Nocerino, bloccata in autostrada da Luciano Moggi (sempre sia lodato). Aggiungo però una cosa: il Tar.

L’establishment italiano ormai è abituato a regolare i conti interni con decisioni esecutive da far rabbrividire anche uno studente al primo anno di giurisprudenza. Poi però arriva il Tar e spesso, dalla Rai alla Guardia di Finanza, ristabilisce un minimo di stato di diritto. Sarebbe successo così anche nel calcio, come avevano lasciato intuire fior di giuristi. Tanto che quando, in un impeto di coraggio durato una mezz’oretta, la Juventus ha minacciato di ricorrere al Tar, c’è stata la mobilitazione del Palazzo che poi ha portato alla riduzione della pena. Eppure la Juventus ha ritirato il ricorso e rinunciato anche all’ultima possibilità di difesa.Il risultato di questa scelleratezza è il Milan sul tetto del mondo e la Juve del campionato cadetto. “La verità è in campo”, dice l’editoriale di lunedì. Ne sono arciconvinto.
Ma in questo caso la verità è anche in Corso Galileo Ferraris 32.

Christian Rocca
Via : Camillo Blog

22 maggio 2007

Juve , ricordati del Milan

Tuttosport, 22 Maggio 2007

Cristian Rocca www.ilfoglio.it/camillo

La Juventus ha vinto il suo trentesimo campionato, il terzo consecutivo. Allegria, felicitazioni, champagne.

I tifosi sognano scudetti, coppe dei campioni e palloni d’oro. Io, proprio adesso, mi ricordo di cosa successe al Milan tornato in Serie A dopo essere stato retrocesso in B dalla giustizia sportiva, in quel caso giustamente.

Ve lo ricordate, no? Dopo aver brillantemente vinto la serie cadetta, il Milan arrivò agli ultimi posti del campionato di serie A e retrocesse di nuovo, questa volta sul campo. Quel Milan era una buona squadra, come la Juve attuale, certo non tra le più scarse del campionato. C’erano Franco Baresi e Fulvio Collovati, pochi mesi dopo diventati campioni del mondo in Spagna (altra somiglianza con la Juve di oggi). C’erano anche Tassotti e Evani, due dei pilastri del grande Milan degli anni successivi, e non dimentico né Aldo Maldera né Francesco Romano, campioni d’Italia nelle stagioni successive con Roma e Napoli.
Eppure ci fu il crollo, dovuto a disastri di ogni tipo compiuti dalla dirigenza rossonera. La prossima Juve, va da sé, è molto più solida finanziariamente di quel Milan e John Elkann è la persona più distante possibile da Giussy Farina.

Ma non accorgersi della confusione tecnica e sportiva e societaria di questi mesi è grave, gravissimo, perlomeno quanto non essersi difesi dalle accuse di aver taroccato le partite. Tuttosport ha raccontato per tempo il caos interno della Juventus, sia quello tecnico sia quello societario, suggerendo di scaricare Didier Deschamps. Io sarei più tentato dal rinnovare la fiducia all’allenatore della promozione, malgrado la squadra quest’anno non abbia mai entusiasmato e non mi abbiano convinto alcune sue scelte nel corso delle partite. E lo dico, essendo stato il primo ad aver chiesto, proprio da queste colonne, un ritorno di Marcello Lippi nel ruolo di direttore generale, sopra Deschamps. Allora lo chiedevo perché era evidente già da questa estate che, Alessio Secco a parte, in società mancasse qualcuno che capisse di calcio.

Queste, ovviamente, sono considerazioni da tifoso e ciascuno può fare le proprie. Sono inoltre convinto che dare oggi un giudizio sulla campagna acquisti della Juve che verrà è da stolti, perché i bilanci si faranno ad agosto e poi, sul campo, a partire da settembre.

Non mi pare sbagliato, però, preoccuparsene in tempo, visto che questa dirigenza non ha un record eccezionale, avendo liquidato in due settimane lo squadrone degli anni scorsi, rafforzando le principali avversarie italiane ed europee al ritmo di due campioni per uno (Ibra e Viera agli indossatori, Mutu e Blasi alla Fiorentina, Zambrotta e Thuram al Barcellona, Cannavaro e Emerson, più Capello, al Real), non a caso poi risultate le dominatrici dei rispettivi campionati. Gli acquisti di questa stagione non sono certo una garanzia di saggezza e acume, compreso il paradossale sforzo economico per riprendersi un giocatore, Domenico Criscito, che era già della Juve.

Gli obiettivi della prossima stagione già sfuggiti sono un altro campanello d’allarme. I nomi che circolano, e che fanno infuriare Deschamps, anche. I campioni attuali che non vedono grandi prospettive, lo stesso. Gli scontri con l’allenatore non ispirano fiducia. Le voci di una sua sostituzione, subito smentite da quelle di una sua conferma, sembrano aver trasformato la società notoriamente più organizzata e impenetrabile d’Italia nella seconda squadra di Milano. Tempo fa avevo scritto che l’incubo realizzato del tifoso bianconero non era affatto la serie B, ma avere a che fare con una società gestita alla Moratti, ma senza i suoi soldi. I soldi ora pare che ci siano.

Il progetto industriale anche, ma la programmazione tecnico-sportiva sembra in alto mare. Magari finirà con tre o quattro colpi di genio di Alessio Secco e l’arrivo – in qualche modo – dell’allenatore campione del mondo, cosa che ovviamente mi auguro e per cui faccio il tifo. Ma, attenti, perché potrebbe finire anche come il Milan del 1982

15 aprile 2007

Di Cristian Rocca

Corruzione senza soldi
Giro di soldi non ce n'è, nemmeno alla lontana, resta quindi ignota la motivazione degli arbitri: si facevano corrompere per che cosa? Per farsi dare di cornuti negli stadi e al Processo del Lunedì? Finora l'unico movimento sospetto in questo senso, a parte i rolex d'oro della Roma e i mega regali degli indossatori, riguarda il dossier dell'azienda di Paparesta finito, tramite Milan, sulla scrivania del presidente del Consiglio. Però di questo non si parla.13 aprileLa prova è nelle intercettazioni che non ci sonoLa cosa più pesante contro gli associati a delinquere è la stessa alla base della condanna sportiva: i magistrati dicono che Moggi aveva dato schede estere a Pairetto e Bergamo e con queste evidentemente comunicavano. Bene. I magistrati hanno le intercettazioni? No. Non le hanno. Quindi, sentite bene, la prova della colpevolezza della Juve e degli altri non è nelle migliaia di telefonate che conosciamo da un anno. No, in quelle telefonate nonc'è niente di penalmente rilevante. La prova è nelle telefonate che non conosciamo, né noi né i magistrati. Geniale, no?

Non hanno idea di che parlano
La parte che preferisco è l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'ammonizione preventiva (ipotesi, oltre che assurda, già smentita dalle sentenze sportive, quelle in cui non c'era bisogno della prova per condannare, ma bastava il sospetto bla-bla, vi ricordate?). Ebbene una di queste partite è Udinese-Brescia. I magistrati scrivono che l'arbitro nelle mani di Moggi ha ammonito dolosamente Pinzi, Muntari e Di Michele per non farli giocare la settimana successiva contro la Juventus. Il problema è che Pinzi, Muntari e Di Michele non erano affatto diffidati e la settimana successiva hanno giocato regolarmente contro la Juventus. Mica male, no? Sempre nella stessa partita è stato espulso Jankulovski. Ah ah, ecco la prova della combine dolosa. Eppure qualcuno si ricorderà di quella partita. Il Brescia aveva segnato con Mannini un gol mentre il portiere dell'Udinese De Sanctis era per terra infortunato. Ricordate il casino? Bene, quello che subito dopo il gol antisportivo del Brescia è andato a colpire con un pugno in faccia un giocatore del Brescia è proprio Jankulovski. Espulso. Di più. Leggo su j1897.com che il comunicato ufficiale della Lega dopo quella partita dice che l'infrazione di Jankulovski è stata "rilevata dall'assistente", non dall'arbitro co-imputato di Moggi.

Petruzzi squalificato, campionato truccato
Vi sembra credibile, infine, che Moggi abbia messo su questa articolata e potente mafia russa per far squalificare preventivamente Viali (con una elle), Obodo, Petruzzi e Nastase? Nastase, poi, non era un tennista?



Verdelli, questo è rigore


Continua la ridicola campagna di macchiettizzazione del diritto ad opera del giornale rosa che si trova sui banconi dei gelati nei bar dello sport. Sono fatti così al giornale rosa, usano la moviola invece della prova, le gazzette al posto delle pandette.

Peccato, però, che si siano dimenticati di questo rigore netto negato alla Juve nella stessa partita incriminata. (Ehi, Verdelli, siamo capaci tutti di giocare al piccolo Biscardi). Peccato, inoltre, che si siano dimenticati della squalifica ex post comminata a Ibrahimovic di un numero di giornate pari a quelle necessarie a non affrontare il Milan nella partita decisiva, poi vinta dalla Juve (ma non controllavano il campionato?). Peccato si siano dimenticati che il fallo da prova televisiva di Ibra (che peraltro non era niente di speciale) sia avvenuto in un Juve-Inter di tre giornate prima, vinto dagli indossatori e con arbitro De Santis (ma De Santis non era il pilastro dell'associazione a delinquere?). Peccato che se De Santis avesse voluto aiutare i compari della Juve avrebbe dovuto scrivere nel referto di aver visto lo scontro Ibra-Cordoba e di averlo valutato involontario o regolare. Se avesse fatto così, Ibra non sarebbe stato squalificato, invece è stato squalificato, al punto da non giocare la partita decisiva dello scudetto a San Siro col Milan.

Niente, al giornale rosa non ne sanno niente.
Loro si occupano di Cogne, ora.